19 aprile 2010

Trainspotting

Innanzitutto una questione fondamentale: niente voglia di eroina, durante la lettura.

Per il resto, a me sembra che il tema principale del romanzo sia quello della scelta. Tra vita e morte, se vogliamo banalizzare. Tra amicizia e droghe, tra individualismo e società, tra assoluto e relativo.
Non è certo un caso che venga citato in più di un' occasione Kierkegaard.

Mi ha trasportato, ad ogni modo.
Anche se molti passi sono di non facile comprensione e - Begbie mi scuserà - 47 "cazzo" in due pagine sono davvero troppi.

La società s'inventa una logica assurda e complicata, per liquidare quelli che si comportano in un modo diverso dagli altri. Ma se, suppoiamo, e io so benissimo come stanno le cose, so che morirò giovane, sono nel pieno possesso delle mie facoltà eccetera eccetera, e decido di usarla lo stesso, l'eroina? Non me lo lasciano fare. Non mi lasciano perchè lo vedono come un segno del loro fallimento, il fatto che tu scelga semplicemente di rifiutare quello che loro hanno da offrirti. Scegli noi. Scegli la vita. Scegli il mutuo da pagare, la lavatrice, la macchina; scegli di startene seduto su un divano a guardare i giochini alla televisione, a distruggerti il cervello e l'anima, a riempirti la pancia di porcherie che ti avvelenano. Scegli di morire in un'ospizio, cacandoti e pisciandoti sotto, cazzo, per la gioia di quegli stronzi fottuti e egoisti che hai messo al mondo. Scegli la vita.  Beh, io invece scelgo di non sceglierla, la vita.

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