30 agosto 2010

28-08 / 30-08

Io credo di aver voglia di scrivere.
Fare uno di quei post lunghi, un po' complicati, molto tardoalescenziali.
Formato Moccia. Formato Jack Frusciante. Formato Holden Caulfield.
Con molte meno pretese, eh.

Vedi anche "post criptico che in due leggono fino alla fine".
Altrimenti detto "sfogo".

Ne avrei dannatamente voglia.

Mettermi a tavolino.
Magari con una penna stilografica.
Prendere un paio di fogli dalla stampante, chè sembra sempre di aver scritto tanto, se non ci sono le righe.
Spiegare a quei tre pazzi dalla incommensurabile pazienza come io mi senta.

Come sia possibile che in due giorni io creda di essere così profondamente cambiato.
Spiegarlo a me stesso.

Vedi anche "sicurezza".
Altrimenti detta "sentirsi bene".

Diceva Murakami. O meglio, un personaggio di Murakami.
Perchè è così imperativo per me scrivere? La ragione è semplice. Perchè per pensare a qualunque cosa ho bisogno di metterla prima di tutto per iscritto.

Vero. Tremendamente vero.

Ma tutto questo bisogno di pensare, io - al momento - non riesco ad averlo.
Non c'è tutto questo gran bisogno di pensare, quando si vive.

29 agosto 2010

28 agosto 2010

Nudisti - Puntata 4 - Identità 2


Gli ospiti di tuo padre o di tuo fratello a casa.
E’ un aspetto con cui un adolescente, che non può semplicemente prendere la macchina e fingere di non esistere per un pomeriggio, deve necessariamente confrontarsi.
Gli interminabili discorsi sull’ufficio o sull’università, gli stessi aneddoti divertentissimi raccontati almeno da 10 anni. E i sorrisini d’imbarazzo se quegli aneddoti riguardano te da piccolo, ovviamente.
Tu, che quella volta dicesti che l’agricoltura non rientrava proprio nelle tue attitudini, mentre aiutavi tuo padre a seminare dei pomodori.
Tu, che da piccolo eri allergico ai biscotti che piacevano a tuo fratello, e lui doveva sorbirsi gli insopportabili gran cereali.
Tu, che leggi sempre, leggi troppo. Che hai cominciato con Topolino, e poi sei passato alla Gazzetta dello Sport. E poi ai libri. E come studia, il mio Marco. Sempre a studiare.

I sorrisini, dicevo. Non esiste altro modo di reagire. Bisogna solo aspettare che si chiuda il discorso dei tuoi capelli lunghi e che si passi avanti, finalmente.

Perché se gli ospiti sono amici di tuo padre, c’è un motivo. Condividono un pezzo della loro storia, condividono ideali ( o almeno idee ), si trovano d’accordo sulla maggior parte dei giudizi intorno a ciò che ci circonda.  Hanno un Erlebnis – un vissuto - simile,per usare un termine abusato dalla mia professoressa di storia e filosofia, fissata con Husserl e con la fenomenologia in genere.

E tu che quell’Erlebnis non lo condividi, che non hai mai capito cosa significano alcune tradizioni, alcune usanze, che sei cresciuto a pane e Lost, che non sopporti i film western di seconda o terza scelta, che non ci vedi davvero nulla di male se qualcuno, una volta tanto, fuma marjuana. Tu, insomma, non puoi fare altro che sorridere. A tuo padre e all’ospite di turno.

Poi, certo, capita. Capita che una volta tanto l’ospite ti stupisca. Ti strappi una parola, perché si interessa – o finge di interessarsi – anche un po’ a te.
E allora magari, capita che in mezzo ai tanti discorsi su quel professore di Clinica Medica o di Parassitologia che ormai è morto, ma tutti se lo ricordano per quanto era insopportabile, ci scappi una domanda. In un accento pseudo napoletano francamente fastidioso, e che non saprei riprodurre, ma – cazzo – una domanda.

“Ti piace leggere, eh?”
“Sì, abbastanza.”
“Che libro stai leggendo, in questo periodo?”
“Diary. Di Chuck Palahniuk “
“Non lo conosco. Di dov’è?”
“ Americano.”
“Ah. Beh, magari lo cercherò.”

Capita che lo stesso ospite ti chieda anche cosa vorresti fare, tu, dopo il liceo.
“Eh, bella domanda.”
“Ma a te cosa piacerebbe?”
“Eh, bella domanda.”
“Possibile che non sai cosa vorresti fare?”
“Sì, che lo so. E’ che molto probabilmente non farò quello che voglio”.
“E perché?”
“Perché, maledizione, non siamo in uno stato che ci permette di farlo. Perché se vuoi fare Lettere non c’è nessuno che ti possa offrire uno stronzo di posto di lavoro. Perché puoi essere bravo quanto vuoi, ma non ce la farai mai. Anche se la tua massima aspirazione è circondarti da 20, 25 ragazzi urlanti. Per trovarne uno da incoraggiare a continuare, per migliorare gli altri. Per plasmare il futuro.”
“E non lo farai?”
“No, non lo farò. Dovrò trovare un compromesso.”
“Compromesso. Che brutta parola. A 17 anni dovresti fregartene, del compromesso. A 35 ci si deve pensare. Adesso dovresti essere più idealista.”

Idealista. Sognatore. Libero.

Sì, è così che dovrei essere.
Non dovermi preoccupare di nulla, se non di essere felice.
Inseguire il mio obiettivo, senza aver paura. Senza aver voglia di scappare per essere me stesso.
Ha ragione, l’ospite di mio padre. Cazzo, non dovrei preoccuparmi del futuro.
Perché il futuro, alla mia età, dovrebbe essere una promessa. Non una minaccia.

E allora adesso avrei voluto dirvi che da oggi in poi me ne fregherò. Che ho recepito il messaggio. Che migliorerò. Che inseguirò il mio sogno.
Avrei voluto riempire questi sei minuti di belle frasi, magari un po’ da luogo comune, ma belle frasi.
Del tipo che i sogni portano con sè un prezzo da pagare, ma lo pagherò volentieri per la loro bellezza e la loro intensità.
Del tipo che, all in all, la cosa più importante non è quanto il mondo ti dia. La cosa più importante è quanto tu possa dare al mondo.
Avrei voluto dirvi che la ricerca della felicità è più importante di qualsiasi obbligo morale nei confronti di te stesso, della tua famiglia, della tua patria.

Avrei voluto, ma non funziona così.
Ci pensavo giovedì scorso, quando Scorti, nel suo pezzo, aveva parlato di una libertà che siamo costretti a perdere, a una certa età.
Ma per molti di noi, per la maggior parte di noi, non funziona così.
Nessuno è realmente libero.
Perché ognuno di noi ha un erleibnis con cui confrontarsi. Ognuno di noi ha i propri “idola”, e oggi la finisco con le citazioni filosofiche, con cui convivere. Ognuno di noi ha il suo piccolo mondo da tenere a galla.

E tenerlo a galla, purtroppo, è il nostro schifosissimo dovere.

E cosa potevo fare, coperto com'ero
e appesantito dalla terra occidentale,
se non aspirare, e pregare per un'altra
nascita del mondo, con tutta Spoon River
sradicata dalla mia anima?

26 agosto 2010

Ripiegare sui remainder

Capita che un'associazione ti rubi l'anima e il corpo per un mese.
Capita che alcune belle persone ti entrino dentro e scavino fino a trovare un minuscolo - ma importantissimo - spazio dentro di te, da sempre ostile ai cambiamenti, da sempre ostile alle emozioni.
Capita di stare sotto il sole per 12 ore, di tornare stanco a casa. Di non saper conciliare i tuoi interessi con quelli degli altri, e scegliere di lasciar perdere te stesso.

Capita di non riuscire più a leggere. Dopo 8 mesi e 67 libri.

E allora a quel punto che puoi fare, se non inserire su aNobii l'ennesimo ISBN di Palahniuk? Da divorare dopo i pasti. Nel poco tempo a dispozione.

Pigmeo.
Pigmeo si chiama quel libro.

Ecco, non leggete MAI Pigmeo prima di Fight Club, o di Survivor, o di Invisible Monster.
Non leggetelo mai.
Perchè rimarreste pietrificati e abbandonereste quel geniaccio prima di arrivare a pagina 18.
E non leggetelo appena tornati da scuola, o da lavoro. Altrimenti la vostra avventura finirà a pagina 34.
Parlo per esperienza personale.

Io penso che per leggere una cosa tipo "Inizia qui diciassettesimo resoconto di operativo me, agente numero 67, in arrivo a struttura distribuzione propaganda di religione di città ______ . Sabbath ______ . Denominazione: _______. A scopo cronaca: diavolo Tony ripete di assente, iniziale pubblica apparizione di questo agente dal debaclè di falso Nazione Unita" ci voglia tanto coraggio, tanto tempo, -10° gradi al sole, tanta pazienza.

E io sono un povero pavido superstraimpegnato senza pazienza che muore di caldo.
Purtroppo.

Allora capita di prendere quei libri comprati tanto tempo fa, remainder. Su IBS. Per raggiungere la quota di sconto.
Quei saggetti da 2 soldi, che non valgono di più, ma sempre meglio leggerli.

E capita di trovarti davanti ad Amos Oz, chè fino a ieri non sapevi nemmeno chi fosse.

Il libretto si chiama "Contro il fanatismo".
E' un elogio del compromesso, parola tanto abusata tanto odiata, per quanto mi riguarda.
In ogni caso, è un punto di vista interessante sulla guerra tra Israele e Palestina.
Ed è l'unico libro del mondo in cui potete trovare un "in fondo Bin Laden ci ama".

Leggetelo.
Anche perchè, in fondo in fondo, sono cinque euro...

24 agosto 2010

Da quando c'è il mercatino

- So cos'è la ALI
- Non leggo più un libro
- Non traduco più
- Non gioco più con l'X-Box
- Sono a casa solo per dormire
- Mangio panini assurdi "caciotta, tonno, melanzane"
- Non vedo più film
- Non so una mazzuola di calciomercato
- Non esco più con gli amici
- La mia bacheca facebook è invasa da messaggi
- Mi sveglio alle 6.50
- Muoio di caldo
- L'unico svago sono gli autogavettoni pomeridiani
- Non scrivo più sul blog
- Non vivo più

- Mi sento bene

22 agosto 2010

I must

Io odio i compiti in classe. Le interrogazioni.
"Sai che novità", direbbero i miei 3 lettori.
Avete ragione anche voi, ma una piccola parentesi ci vuole.

Amo la scuola, stare insieme a 24 ragazzi della mia stessa età per mezza giornata, apprendere, discutere.
Crescere, sotto un certo punto di vista.

Però.

Però ci sono i compiti in classe. Le interrogazioni.
Le verifiche.
Perchè il concetto è sempre quello. Dobbiamo controllare come cresci, cosa apprendi. Dobbiamo starti dietro.
Mica possiamo lasciarti credere che la vita poi sia così facile.
Mica devi crescere.
Devi studiare. Inglobare concetti e regolette, saperli applicare.

Odio i compiti in classe, le interrogazioni, perchè a volte mi fanno odiare qualcosa che amo.

E sono molti, i professori a pensarla come me.
Alcuni te lo fanno notare, altri no.
Alcuni concepiscono il momento della verifica come un ripasso.
Altri se ne fregano.
Devono farlo. Lo fanno. Ma si vede che la loro mente propenderebbe verso altro.

Verso lo stare con 25 ragazzi più giovani per cambiarli. Per migliorarli. Per discutere.
Per farli crescere, sotto un certo punto di vista.

Comunque.

Ci sono diversi gradi di odio per le verifiche.
Vuoi mettere un tema d'italiano con un' interrogazione di storia?
Una versione di latino con biologia?
Un colloquio di filosofia con un compito d'inglese?

I compiti d'inglese.
Eh, sì. I compiti d'inglese.

Perchè all'odio verso il compito in sè, lì si aggiunge anche l'odio verso il modo in cui sono insegnate le lingue.
Perchè a scuola non si insegna l'inglese, ma - se tutto va bene - le regolette dell'inglese.

Si dice "if I were", non "if I was". E se dici "if I was" è l'errore più grande della tua vita.

Bullshit.

Sì, ok. In teoria la forma corretta è "if I were".
Ma solo le vecchiette di 65 anni, in testa classico cappello piume-frutta, vestitino arzigogolato sixty-five pounds Harrods, effettivamente lo dicono.

O tutte quelle inutili differenze tra present perfect e present perfect progressive. Chè "I have lived" o "I have been living" non significa la stessa cosa, secondo loro.

In ogni caso.
C'è una regoletta inutile dell'inglese che, nonostante tutto, mi piace.
Ed è quella relativa al "dovere".

Must.
Have to.

Perchè, secondo le professoresse d'inglese delle medie e qualche omino formato "accademia della crusca oxfordiana", c'è una differenza.
"Must" indica un dovere morale. "Have to" qualcosa di imposto dall'esterno.

Ecco, questa cosa mi ha sempre affascinato.
Perchè molto probabilmente, se in inglese non ci fosse questa sfumatura, io non c'avrei pensato.
Che ci sono due forme di "dovere", intendo.

Che ci sono i "must" e gli "have to".

E che dovremmo cercare di riempire la nostra vita di "must". Di "I must".
Rifiutare tutti gli "have to" del caso, e concentrarsi solo su ciò che riteniamo giusto. Su ciò che dobbiamo fare perchè sentiamo di dover fare.

And fuck all the bloody rest, aggiungerebbero i britannici.
(Ma non la prof. delle medie, ovviamente.)

21 agosto 2010

20 agosto 2010

Cara Larivera

Cara Larivera, non ti ho mai scritto prima.
Un po' perchè non ne avevo mai sentito il bisogno, un po' perchè è anche inutile, un po' perchè ti conosco da poco.

Perchè, cara Larivera, io non ho mai preso i tuoi autobus fino a qualche tempo fa.
Pensavo che il "pullman" fosse abbastanza scomodo, che il terminal fosse troppo lontano dal centro, che "poi chissà cosa ci trovo, lì sopra".

Cara Larivera, io sbagliavo. Ovviamente.
Io sbagliavo, e lo ammetto.

L'autobus è una gran figata.

Perchè non è affatto scomodo, perchè il terminal - alla fin fine - non è così lontano dal centro, perchè lì sopra non c'è quasi mai niente di strano.

Cercare orari su internet, andare sul corso, dare 75 centesimi all'autista, sedersi, prendere un bel libro, leggere, ritrovarsi a Campobasso.

Tutto molto semplice, tutto molto facile, tutto molto lineare.

Però cazzo, cara Larivera.
Una cosa.
Una sola cosa.

Se cambi gli orari, DEVI AVVERTIRE.

Chè non mi va di aspettare mezz'ora sotto la bachina, con un caldo porco e la voglia matta di essere lì, all'ombra di un motore, a godermi l'aria condizionata, ascoltando radio 105 e leggendo Zafon.

DEVI.
AVVERTIRE.

Altrimenti torno a chiedere il passaggio ai miei.
E a farcirmi la testa di pregiudizi sugli autobus, mai in orario. E sul terminal, che è lontano dal centro. E sulla pulizia.

Che chissà cosa ci trovo, lì sopra.

19 agosto 2010

Angolo dello sfogo personale/27

Chè uno dice "maddai, ma che problema è stare a 15 chilometri?"

E'. Un. Dannatissimo. Problema.

Hai voglia a dire...

Shave responsibly


 Via Nomfup

18 agosto 2010

Ultimo piccolo post su K

Alla fine della fiera, la morte di Cossiga mi ha fatto aprire gli occhi su un piccolo fondamentale aspetto.
E cioè che se fossi nato 40 anni fa, una cosa in più mi avrebbe reso "diverso" da un'ottima parte dei membri della mia famiglia.

Anchè perchè la discesa in campo di Mr.B un qualcosa di positivo l'ha avuto: eliminare i democristiani (e tutto ciò che si portano dietro da 60 anni) dalle prime pagine dei giornali.
E sull'antiberlusconismo, in famiglia, siamo più o meno tutti d'accordo.

Inutile dirlo, loro sarebbero stati con lui. Cossiga.
E chissà, io magari sarei stato lì a scrivere il suo nome con la K e la SS sui muri.

( O magari no, vista la mia indole fondamentalmente tranquilla, ma questo è un altro discorso. )

"Per quanto voi vi sentiate assolti...", avrebbe cantato qualcuno.

Obama rules

C’è un po’ di gente che ha guidato la nostra economia americana, che ha guidato il Paese, che ha portato la macchina dentro un burrone. Noi ci siamo messi gli stivali, siamo scesi giù per il burrone -- un burrone pieno di fango, di polvere, con insetti dappertutto -- e abbiamo cominciato a spingere, e spingere. E siamo lì a spingere e sudare, e far muovere la macchina, centimetro dopo centimetro, mentre i repubblicani ci guardano sorseggiando una bibita ghiacciata. Non muovono un dito, ma stanno lì a dire che dovremmo spingere di più da quella parte lì, che stiamo sbagliando a spingere da quell’altra parte là. Alla fine ce la facciamo, portiamo la macchina fuori: finalmente siamo pronti a ripartire, a rimetterci sulla strada della crescita e della prosperità. E cosa succede? Che questi vogliono indietro le chiavi. Beh, no, non potete avere indietro le chiavi. Non sapete guidare. Voi siete quelli che ci hanno fatti finire nel burrone.

17 agosto 2010

1928-2010

La morte di una persona non può fare piacere.
Sinceramente, non sopporto chi gioisce ogni volta che succede qualcosa di orribile a un personaggio insopportabile.
A partire da Taricone, per finire alle statuette di Berlusconi.

Come, del resto, odio gli "speriamo che muoia".
Per tutti, eh. Dai professori, ai politici.

E' per questo che, alla notizia della morte di Cossiga, ci sono rimasto un po' male.

Alla fine, gli unici ricordi che ne avrò saranno i tanti interventi a "Un giorno da pecora" e quello da Chiambretti.

No, non mi sentirete dire che sono felice della morte di Cossiga.

Io però non dimentico.

Io non dimentico Giorgiana Masi.
Io non dimentico queste parole:
«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno».
«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...».
«(Gli universitari) Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
«le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale... picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».
«Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. ... Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».
«...questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l`incendio».

Non sono felice.
Ma di certo non mi mancherà più di tanto.

Finalmente

La prima rosa fantalcalcistica di quest'anno.

Julio C 18
Castellazzi 2
Orlandoni 1

Campagnaro 11
Abate 6
Mexes 9
Paletta 5
Zambrotta 5
Jokic 1
Magliocchetti 1
Pisano 6

Hamsik 25
T.Motta 12
Diego 15
Giovinco 9
Ljalic 6
Gargano 7
Barrientos 4
Konè 1

Amauri 20
Eto'o 36
Adriano 21
Mascara 23
Corradi 2
Taddei 3

16 agosto 2010

Eggià

A quanto pare, persone tra le più disparate (dal padrone al sindacalista, dal clericale al mangiapreti, dall'ex fascista all'ex comunista), pur non avendo niente in comune tra loro, sarebbero disposte, per liberarsi di Berlusconì, a mettere insieme la più traballante delle maggioranze e il più inverosimile dei governi, appiccicando gli avanzi di vecchie ideologie, partiti in annosa crisi e nuovi partitini dal vago fuluro, poteri di qualche rappresentatività e potericchi di nessun conto. Queste persone sarebbero disposte a qualunque arzigogolo politico, a qualunque discutibile compromesso, pur di inventarsi una nuova maggioranza che, come la Costituzione consente e prevede, possa portare a termine la legislatura, cercando di architettare una legge elettorale un po' meno schifosa di questa e contando sulla longevità e la buona salute di un capo dello Stato anziano. È, oggettivamente, un tentativo sconsiderato, che ha pochissime probabilità di riuscire e che ha come sola ragione riconoscibile la disperata ostilità conlro Silvio Berlusconi.
Il commento possibile è uno solo: speriamo con tutto il cuore che ce la facciano.

Michele Serra, nella spettacolare Amaca di ieri, 15 agosto.

14 agosto 2010

Chè oggi gira un po' così/14

Giusto quei dieci minuti

Ci sono quei dieci minuti lì.
Quelli che arrivano appena dopo aver finito di leggere un libro, dopo quattro giorni di più o meno intenso impegno.

Allora sfogli l'ultima pagina scritta e controlli che no, non ci sia un altro minicapitoletto.
Guardi l'ultima pagina bianca, lo chiudi.

Stai per rimetterlo in libreria quando ci ripensi.
Vai a rileggerti l'incipit, allora, e cerchi i segni a matita con cui ha costellato la povera carta.
Rileggi anche quei passi, che speri possano rimanerti.

Lo chiudi di nuovo, lo metti finalmente in libreria.
Ne cerchi un altro, tra quelli che ancora non hai toccato.
Lo apri. Leggi le prime parole.
Ti convince? Lo prendi.
Non ti convince? Ne apri un altro, ripetendo lo stesso rito.

Forse era questo che la mia professoressa d'italiano intendeva per "rapporto carnale" con la lettura.
E' una cosa bella, ve lo assicuro.

( Chè poi ho appena finito di leggere Narciso e Boccadoro, e io continuo a sostenere di arrivarci sempre troppo tardi, alle cose. Ma questo è un altro discorso. )

13 agosto 2010

Devils' chic riot

Ho conosciuto un ragazzo, oggi pomeriggio.
( Chè poi dico "ho conosciuto" solo per dire "ho conosciuto" dato che, in qualche modo, ci eravamo già visti. )

In ogni caso, l'UDS è focina di gente interessante.

E allora, insieme a un rappresentante d'istituto, ad un impallinato con Star Wars che legge la biografia di John Lennon da un mese, a due o tre baustelliani puri, può capitare di parlare con un tipo che compone e registra musica elettronica.

Per quel poco che ne capisca, a me pare bravo.
Da Qui, se volete, potete scaricare il suo ultimo album.
Aggratis, credo sia anche inutile dirlo.

Del resto, consigliare un paio di link a me non costa nulla.

45 minuti

"Toccare il fondo non è un ritiro spirituale, non è uno stramaledetto seminario. Smettila di cercare di controllare tutto, pensa solo a lasciarti andare, lasciati andare!".

Ecco, i significati di certe frasi si riescono a capire solo dopo tre quarti d'ora di corsa.

Prima volta, ovviamente.
Non ultima, decisamente.

12 agosto 2010

To be remembered

1- La prima volta a Londra
2- Gli esami di terza media, e di quinta elementare
3- Il pomeriggio in cui ho sentito i Pink Floyd per la prima volta
4- La prima lezione di quel genio
5- Le partite ad Atlantis con il mio vicino di casa
6- Un pallone e due porte piccole, che non ha un nome ma va bene così
7- La sera che decisi di darci un taglio, con la parola "figata"
8- La mattina che in libreria conobbi la figlia del proprietario, e le consigliai Hesse
9- La prima telefonata a Catersport, e il cuore a 325 al minuto
10- Quel Corpus Domini, e il sentirmi pienamente bene
11- Italia v Paraguay in Piazza Duomo, con quei tre ubriachi dietro di me che urlavano come dei pazzi
12- La laurea di mio fratello, e il mal di testa
13- Il sentirsi Dio per un lettore mp4
14- La puzza di alcol al Blue Note, per gli MCR
15- La prima volta, a 9 anni, che mio padre mi fece assaggiare un goccio di birra
16- L'ultima notte a casa vecchia
17- Il monologo del vecchietto su Joyce
18- To be written. Now.

Frase del giorno

Esiste una costituzione materiale che affida agli elettori la scelta di quale presidente e quale coalizione debba governare. E il ritorno al voto nel caso in cui quella maggioranza venga meno. Quella costituzione non contempla nè governi tecnici o di transizione.

Franco Frattini, La Repubblica, 12.08.10

11 agosto 2010

Perle ai porci/4

La natura ci ha fatti pronti allo studio. E questo non sarà forse comprovato, se ognuno rifletterà su quanto desiderio si ha di conoscere cose ignote, o su quanto ci si ecciti a tutti i racconti?
Navighiamo, tollerando gli sforzi della lunghissima navigazione per la ricompensa di conoscere qualcosa di remoto e lontano.
Per questo desiderio di conoscere, il popolo si raduna negli spettacoli, per questo si legge la storia, per questo vogliamo sapere i costumi di popoli stranieri.
La natura ci ha dato l'inclinazione alla curiosità e ci ha resi spettatori di spettacoli tanto belli e tanto splendenti non tanto per essere vista, quanto per essere ammirata.

Seneca, come al solito barbaramente tradotto dal sottoscritto.

Dettagli

"E domani che fai? Inviti qualche amico a casa, te ne esci?"
"Perchè, scusa? Cos'è domani?"
"..."

10 agosto 2010

Citiamo Citiamo

Che uno a certe proposte non può davvero rifiutare.
La grande patria degli Ipse dixit da oggi ha un collaboratore in più.
Il sottoscritto, ca va sans dire.

9 agosto 2010

Fantacalcio

Due anni fa furono sette.
L'anno scorso ne sono stati otto.

Quest'anno sono appena al 9 agosto, e già sono nove: gialappa's forum, due con amici, gazzetta, tre squadre con Repubblica, Corriere dello Sport.

In più, 11 secchi. Le iscrizioni cominciano proprio oggi e io - come mio dovere - passo parola.

Il fatto che a maggio finirò per seguirne un paio è un dettaglio che non mi tocca minimamente, in questo momento.

Pensiero profondo della sera/11

Da soli, non si può essere felici.
Insieme, non si può essere liberi.

8 agosto 2010

Chè oggi gira un po' così/13

Sempre detto che è un genio

Luca Sofri, stamattina, regala due perle una migliore dell'altra:

La prima è questa:
Barack Obama dice che è contrario al matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Arnold Schwarzenegger chiede che venga legalizzato immediatamente.
Barack Obama. Arnold Schwarzenegger.

La seconda, che sta per scalzare questo post di Leonardo dalla cima dei miei preferiti, è questa:
Io fossi Berlusconi passerei al gruppo parlamentare di Futuro e Libertà, e mi porterei dietro tutti quanti.

7 agosto 2010

Orecchini repubblichini

Uno legge Repubblica.

(Chè già mi ero ripromesso di comprare solo la Stampa, dal 31esimo giorno delle dieci domande, ma l'abitudine è una brutta bestia.)

Leggo Repubblica, dicevo.
E a pagina 30, accanto all'Amaca di un fantastico - come al solito, del resto - Michele Serra, m'imbatto in un fondo di Giovanni Valentini (peraltro segnalato anche da Il Post):
Che cosa c’entra dunque l’orecchino con la sua aspirazione a guidare il governo nazionale? Quale valore può avere un simbolo del genere rispetto a una tale carica istituzionale, agli occhi di un’eventuale maggioranza di centrosinistra e ancor più di un’eventuale opposizione di centrodestra? Non c’è il rischio che venga strumentalizzato dai suoi rivali e denigratori? E infine, esistono nel mondo occidentale altri premier, più o meno progressisti, che sfoggiano un monile del genere?

Chiudo gli occhi.
Li riapro.
L'articolo è ancora lì.

Io credo solo che il giornale progressista più importante e più letto d'Italia dovrebbe avere una sensibilità e uno spessore culturale un po' più grandi di quelli di mio padre.
Per il resto, cà va sans dire, scrivete un po' quello che vi pare.

P.S. Tra le tante cose che mi ha ricordato Valentini, c'è anche questa:
Ti ammonisco di non farti notare - come chi non desidera migliorare ma apparire - per qualcosa di strano nel tuo comportamento o nel tuo modo di vivere. Evita usanze selvagge, i capelli lunghi, la barba trasandata, l'odio conclamato per la ricchezza e qualunque cosa porti all'apparire grazie a una strada perversa.

E' Seneca, vergognosamente tradotto dal sottoscritto.
E Seneca, a me, sta abbastanza sulle scatole.

6 agosto 2010

Identità - NuDISti puntata 3


Scarica il pezzo in mp3

Identità.
Ecco, sinceramente non è una parola in cui credo molto.
A me sa tanto di fascismo. Nazionalismo. Di "Noi siamo i migliori, e perchè cambiare? Stiam bene così, no? Abbiamo le nostre usanze, ci viviamo decentemente. Abbiamo un'identità".
L'ego, il gruppo, la stessa famiglia, lo stato.
E chissenefrega del diverso.

Io non credo di riuscire a parlare obiettivamente di me, anche se poi è più o meno quello che tento di fare da tre settimane.
In ogni caso, se dovessi dare una definizione del mio minuscolo ego, direi che sono uno che ha voglia di ascoltare gli altri.
Perché  sono fondamentalmente egoista e cerco di migliorare me stesso. Perchè credo sia giusto così. Forse perché mi sentirei in colpa a fare altrimenti.
O forse, più semplicemente, perchè non credo che la mia identità sia importante e definita. Così importante e definita da permettermi di chiudermi e "ciao, amici, è stato bello".
Non sono di quelli si vestono di nero, borchiati, per dimostrare qualcosa. In camera, a parte uno sticker di Londra – peraltro rotto da mia madre -, qualche cd buttato nell’armadio e un paio di libri buttati alla rinfusa sul comodino, non ho nulla di mio.
E credo che in fondo sia giusto così.
O magari è solo perchè sono curioso. E se qualcuno mi parla di un libro, un pezzo di un gruppo giapponese degli anni 70 o una pizzeria, eh, non voglio fare l’intellettualoide da due soldi, io DEVO provare.
E se va male, non è così importante.

Però.
C'è sempre un maledetto però.

E' che a volte si ha voglia di farsi notare, banalmente.
Non avere voglia di ascoltare, ma di farsi ascoltare.
O forse, più semplicemente, di farsi capire.

E allora magari è stupido attaccare una spilletta dei Beatles o – peggio ancora - dei Modena City Ramblers allo zaino, o avere uno sticker di Londra in camera, o andare in giro con i capelli lunghi.
O magari è stupido leggere "Gente di Dublino" alle undici meno un quarto in pieno centro, davanti a quella specie di colonna dalle vaghe parvenze falliche che i Campobassani sono soliti chiamare “ monumento dei caduti, e la gente che ti passa davanti con una voglia matta di chiederti cosa cazzo tu stia facendo, a quell'ora, con quelle spille, con quei capelli e quel libro.
Magari è stupido. Anzi. Sicuramente è stupido. E me ne rendo perfettamente conto.
E la gente del resto non perde l’occasione di farti notare quanto tu sia stupido. Si paga a caro prezzo il nostro esporci all’attenzione degli altri. Magari vieni notato, ma nessuno vuole stare ad ascoltarti. Magari vieni ascoltato, ma nessuno ha davvero voglia di capirti. La verità è che la maggior parte delle persone ha la stessa apertura mentale di un prete degli anni ’50. Anche se proprio quelle persone hanno 20 anni, si ubriacano tutte le sere di musica orrenda e “un’altra pinà colada, prego” – non che abbia qualcosa contro le pina colada, intendiamoci – e vanno in discoteca e ascoltano David Guetta. O meglio. Forse proprio per questo motivo.
Intendiamoci, io non credo di essere migliore di loro. Probabilmente, se ne avessi l’opportunità, mi comporterei come loro. Probabilmente, in questo momento, io mi sto effettivamente comportando come loro, criticandoli.
Ma non è tanto questo il punto.
La gente magari te lo chiede, cosa cazzo tu stia facendo. Con quell’aria lì. Con l’aria di chi ha cose migliori da fare, con l’aria di saperne più di te. Con l’aria di “Vai a divertirti, te. Cosa ci fai qui?”
Non si è felici quando si capisce di essere diversi dalla maggior parte degli altri. Non migliori, eh. Assolutamente. Solo, un po’ diversi.
Ma quel momento lì. Quel momento in cui un signore sulla sessantina ti guarda, sorride, ti chiede cosa stai leggendo. Ti dice che quando aveva la tua età - e ormai sono passati tanti anni, giovanotto – anche lui aveva letto quel libro. E che quel libro, Gente di Dublino, lo ha segnato. Che Joyce è un grandissimo narratore, che fa riflettere, sognare, viaggiare. Che quel libro l’ha letto 3 volte, una volta per ogni fase della sua vita, e ogni volta gli era sembrato diverso, perché a ogni età si colgono aspetti diversi delle cose, perché le si guarda da diverse angolazioni, diversi punti di vista.  E che dovresti leggere anche l’Ulisse e Finnegans Wake. Perché sono ancora meglio, te lo assicura. Perché anche Joyce era andato via dalla patria, dall’Irlanda, da Dublino, dalla SUA Dublino, perché non era notato, perché non era ascoltato, perché non si sentiva capito. Come lui 40 anni fa non si sentiva capito. Come probabilmente tu – adesso, giovanotto -  non ti senti capito.
Quel momento, dicevo.
Quel momento in cui senti di aver trovato un posto, una casa, nel cuore ( anzi, va, diciamo nella mente ) di una persona con 40 anni più di te, ma più giovane di tutti gli altri che conosci.
Quel momento, quel preciso istante.
Quello vale una vita.

Di democratici, pietre e critiche

Ora, io ci pensavo l'altro giorno.
Sì, quando Bersani ha detto che un governo di transizione con Tremonti poteva essere un'opzione da considerare.

Io - in realtà - non ero proprio d'accordo con Pigi.
Nel senso.
Non credo che fare un nome del genere possa "portare qualche frutto", come avrebbe detto mia nonna.
E se proprio bisognasse suggerire un presdelcons, io sarei più d'accordo con il solito Civati, che in un post di qualche giorno proponeva Draghi.

Comunque, giustamente o meno, il PD era stato - come al solito - sommerso di critiche.
"Inciucio!", "Ma che fate? Ma dove siete?", "Ci vuole una cazzo di sinistra cazzuta!".

Tutti a elogiare Vendola, già pronto a elezioni anticipate, tutti a porre sul classico piedistallo uno come Di Pietro, che sul mito del partito morto e da resuscitare ormai ci campa da due anni.

La cosa meravigliosa è che, proprio quel giorno, sulla pagina ufficiale del Bersa nazionale, era uscito questo:

Lancio una provocazione: niente talk show? Allora niente canone.Se, a prescindere da quello che succede nel paese, la Rai ci fa vedere le repliche dei telefilm e decide di andare in vacanza, avremo il diritto di non voler pagare il canone da metà luglio a settembre, no?

Io già me li vedo, gli spin doctor democratici.

"Ragazzi, questi ci linciano!"
"Mbè, che facciamo? Rilanciamo sul conflitto di interessi? Diciamo che Berlusconi è un brutto nano pelato?"
"Che ne dici del solito luogo comune demagogico del non pagare il canone?"
"Chiedo a Pigi, ma potrebbe andare bene."

Se fai il buono ti tirano le pietre.

Uno poi va a leggere i commenti, e giustamente ci trova roba del tipo "questa l'ho già sentita da qualcuno che non dovrebbe somigliarci", oppure "così di fatto favoriamo Mediaset. Non mi piace come proposta e non è di "sinistra",come dice qualcuno".

Se fai il cattivo ti tirano le pietre.

Perchè ci sono tre genie di criticoni del PD:
1- I "noi stiamo dentro e possiamo parlare", gli unici che secondo me possono davvero dire qualcosa e che di solito hanno anche abbastanza ragione.
2- I delusi, quelli che si trovarono a votarlo due anni fa e che non gli hanno mai perdonato la sconfitta.
3- I "cazzuti di sinistra", quelli che - se potessero - voterebbero ancora per Diliberto, ma Diliberto non c'è più, votano IDV e devono rompere le palle. 

E allora, due cose.

Bersa, davvero, lascia perdere. Non ti attaccare al comunicato idiota sul canone per strappare un applauso da chi comunque non porterebbe acqua al mulino.

E voi, per favore. State. Zitti. Un. Momento. 
Chè la Bindi, Franceschini e Scalfarotto saranno anche degli incapaci, ma voi - di politica - ne capite sicuramente meno di loro.

5 agosto 2010

Bah...Silea

Via Distantisaluti

Tecnica

“Per la mia opinione, un governo tecnico di questo tipo sarebbe una prateria in cui, grazie alla mia formazione politica, potrei cavalcare tranquillamente verso vasti orizzonti”: queste le parole del Governatore della Puglia Nichi Vendola, intervistato dal Riformista. Il leader di Sinistra, Ecologia e Libertà è una delle più quotate personalità in corsa per la guida del centrosinistra alle prossime elezioni politiche, quanto anticipate saranno non importa. E per Vendola, però, la strada preferita da Pierluigi Bersani, quella di un governo tecnico, non è quella giusta: “Un governo di transizione non è la scelta migliore”.

Questo è il motivo perchè Bersani non è Vendola e Vendola non è Bersani.

Daje, Nicolì!

4 agosto 2010

Che oggi gira un po' così/12

E se mi consentite, Sputtanamento!

Io non posso vederli, i dibattiti parlamentari.

No, perchè non posso emozionarmi per Franceschini e dedicare 10 minuti della mia vita a Cicchitto.

Ho una dignita, eccheccazzo.

Update 1 - 250 persone che urlano "Silvio Silvio" e "Bossi Bossi" non dovrebbero rappresentare nemmeno il mio canarino.

3 agosto 2010

Amarcord

Io mi ricordo come è cominciata tutta la storia di Fini, e dei futurini, o futuristi che dir si voglia, e della crisi di governo, e di Tremonti presidente del consiglio ad interim fino a nuova legge elettorale e dei "CAZZO, CI VUOLE UNA VERA SINISTRA PROGRESSISTA INTELLIGENTE COERENTE CHE LI SBATTA FUORI!".

E' cominciato tutto un pomeriggio, uno dei tanti, di parecchio tempo fa.
E' cominciato con Luca che su facebook mi scrive:
"Ma sai che in fondo Bocchino è il meno peggio?".

"Sei talmente avanti che se guardi indietro vedi il futuro", avrebbe detto qualcuno.

Five simple rules/2

... Per i ristoranti cinesi:

1- Qualunque cosa - e quando dico "qualunque" voglio intendere "qualunque" - va con la salsina rossa.
2- E' tutto fritto. Anche il dolce? Tutto. Ma anche la zuppa? Tutto.
3- Il conto da pagare è sempre minore di quello che ti aspetti.
4- Le bacchette sono lì - se ci sono - solo per estetica.
5- Mai chiedere qualcosa che non sia nel menu. La cameriera non ti capirà. Mai.

La puntata precedente

2 agosto 2010

Cazzo, sì!

Io penso che sia il caso di mettere le priorità in ordine e sperare che cadano.
Dopo di che, una cosa alla volta. Prima si balla. Poi si beve. Poi si balla e si beve. Poi si vomita ridendo. Poi si beve ancora, e si assumono sostanze vietate. Poi si fa il bagno nella fontana. Poi si prende il pisello in mano e si fa l’elicottero. Poi si vomita ancora. Poi si scopa, smettendo dopo poco perché non ce la si fa, viene da vomitare. Poi si crolla addormentati sul marciapiede, truccati da femmina.
La mattina dopo ci si sveglia con la risacca, il trucco sfatto addosso, un livido su una coscia e la tosse. Si fa un governo tecnico. Prima di tornare a casa, si beve un pomodoro condito, con una puntina leggera leggera di vodka. Si fa una legge elettorale. Ci si riprende con un bagno caldo. Si va a votare. Ci si mette, maglietta-pantaloni della tuta-piedi nudi, a guardare un film a casa. Poi magari vince ancora la destra. Si fa una pennica. Ma io non ci credo. Ci si sveglia finalmente riposati. Non così. Ci si fa una sega. Non se prima li vedi in faccia. Si sorride.
Per mesi, poi, per anni ci si racconta di quella volta che si era finiti nella fontana, truccati da femmine, ubriachi, a fare l’elicottero. Quella volta che era caduto il governo Berlusconi. Sì, quello del vulcano sintetico.

Sottoscrivo, esimio Dr. Bordone.

Bologna


Il copyright dell'orologio è di Macchianera.
A rilanciare l'idea, Lucacicca.

1 agosto 2010

Ma tanto buoni

Ecco.
Il fatto è che si può essere tanto buonisti. Tanto.
Anzi, meglio.
Si può essere tanto buoni. Proprio buoni.
Di quel buono che doni ogni anno un quinto dei tuoi guadagni ad Emergency, e che tutti quanti ti guardano e dicono "guarda che persona buona".
Si può essere calmi, sereni, pacati.
Si può star zitti di fronti alle ingiustizie perchè si ama il prossimo tuo come te stesso. Anche quello che ti frega.
Si può essere talmente buoni da non volere nemmeno capire quando e se lo stai prendendo proprio in quel posto lì.

Si può essere così. Si può essere meglio di Madre Teresa e Gandhi messi insieme.

Ma quando stai leggendo. E Ti fermi un attimo. E poggi il libro sulla poltrona. E metti il segnalibro senza guardare la pagina.
Ritorni. E trovi il libro a terra e il segnalibro a due metri.

Ti. Incazzi.

E hai voglia a dire Gandhi.

Che oggi gira un po' così/11



E il video musicale più dolce degli ultimi 150 anni.