31 luglio 2010

Pensiero profondo del pomeriggio/2

Diventa tutto ridicolo, se lo vedi da lontano.

Frase del giorno

Non escludo la possibilità di candidarmi come leader di centrosinistra, ma appoggerei chiunque avesse in mente un programma a tutela della legalità di questo Paese, dove non esiste più Stato di diritto. Noi Radicali, da questo punto di vista, siamo forse i più credibili.

Emma "bum bum" Bonino

30 luglio 2010

NuDISti - Puntata 2 - Cose inutili


Chi mi conosce un po’ sa che ogni discorso più o meno serio che faccio prima o poi va a parare sulla mia formazione pseudo-cattolica.
Del resto, cerco di regolare ogni mia singola azione sull’avversione per tutto ciò che mi ricordi anche vagamente quel mondo lì.
Cos’è che Don Rocco non farebbe?
C’è stata una cosa, una cosa piccola – tutto sommato -, che prima di ogni dubbio filosofico o fastidio per le convenzioni mi ha spinto fuori da quel mondo.
Io andavo a messa con mia madre. Ero piccolo, avevo 7 anni, non andavo in giro da solo. E’ normale, no? Andavo a messa con lei e dovevo sorbirmi un’ora e mezo di parole che per me erano fondamentalmente senza senso, e azioni che mi erano vietate. Tipo mangiare quello strano foglio di pane. “Sì chiama ostia, Marco, ed è il corpo di Dio”. “Ok, mamma. E’ comunque un foglio di pane”.
Quell’ora e mezza, in ogni caso, per me non era così insopportabile. Un po’ perché c’era un buon odore di incenso – e all’epoca non ne ero ancora allergico – , un po’ perché avvertivo nell’aria un’atmosfera rilassata e tranquilla che mi dava sicurezza, un po’ – soprattutto – perché c’era una bambina più grande di me di un anno, con cui facevo catechismo insieme e che mi pare si chiamasse Noemi, che mi piaceva da morire.
Ma non è di questo che volevo parlare.
E’ che la parte finale della messa è progettata appositamente per farti desiderare di andar via il prima possibile.
Si comincia con il gesto di pace, e con l’agnello di Dio che togli i peccati del mondo.
Che poi bisognerebbe farci un discorsetto su quel “togli i peccati del mondo”, perché in latino “tollo” vuol dire “prendo su di me” e non “tolgo”.
Ma non volevo parlare nemmeno di questo, ovviamente.
Agnello di Dio, dicevo. Poi quella preghiera sulla mensa che ci basta solo una parola e io sarò salvato.
E la comunione.
Quella fila interminabile di vecchi, anziane signore, ragazze e uomini di mezz’età, con in sottofondo qualche orrendo brano cantato chitarra-voce da un chierichetto un po’ più sveglio degli altri, che si credeva Bob Dylan. Anche se io, allora, ovviamente non avevo idea di chi fosse, Bob Dylan.
La comunione. Finiva la fila e avevi l’impressione che fosse finito tutto.
E invece no. Perché Mancava la benedizione. O meglio, prima mezz’ora di annunci tipo “martedì sera alle 18.00 riunione in sagrestia con i cresimandi” e poi la benedizione.
Segno della croce. La messa è finita, andate in pace. Ite, missa est. Che poi significa “andate, il corpo di Cristo è stato mandato”, ma anche questo è un altro discorso.
 Insomma, arrivo al punto. Mia madre non andava mai via a quell’annuncio. Mai. Doveva aspettare che Bob Dylan finisse il suo “accompagnaci, o signore, sulle vie della speranza”, e dopo – solo dopo quei 3 minuti – con tutti che uscivano passandoci davanti, con Noemi che usciva passandomi davanti, accompagnata da quello stronzo che proprio non riuscivo a sopportare. E poi si poteva andare via.
Ecco. Io ho sempre detestato mia madre per quei tre minuti. E pregavo ogni volta il buon Dio affinchè Bob facesse solo un minuto e mezzo, prossima volta.
Poi, pian piano, crebbi.
Cominciarono i dubbi filosofici e i fastidi per le convenzioni e smisi di andare a messa.
E ora che sono passati 10 anni, e gioco a carte, e bevo vino, ripenso a quelle domeniche mattine.
Ripenso a Bob Dylan, a mia madre, allo stronzo. Ripenso a Noemi. Ripenso a quei tre minuti di odio profondo. E capisco quanto allora non capissi nulla.
Perché mia madre aveva ragione.
Perché l’obiettivo di una vita non è fare cose utili, ma essere felici.
E se qualcosa ti rende felice, ti fa stare bene ( perché è un’abitudine, perché ti ricorda qualcuno che hai perso, o – ancor di più – anche se non c’è un motivo vero, solo perché ti sembra giusto così ). Se qualcosa ti fa stare bene, non importa che abbia senso o meno. Va fatto.
E’ come guardare i titoli di coda di un film fino alla fine, è come leggere le postfazioni. E’ come aspettare il fischio alla fine di Sgt Pepper’s Lonely Hearts club band e quella voce che sembra dire “There never could be any other one”, oppure, al contrario, I fucked Superman”, secondo qualche assatanato convinto che i Beatles non fossero altro che bestie di Satana e che Paul ovviamente fosse morto nel ’66 in un incidente stradale, e sostituito da un poliziotto dell’Ontario, Canada, di nome Billy Shears.
Non c’è motivo, non aggiunge nulla, ma io lo faccio. Perché mi fa stare bene.
Scriveva Murakami, uno che mi farebbe riflettere ed emozionare anche con una lista della spesa, nel “La ragazza dello Sputnik”:
“Se mi è concessa un’osservazione banale, in questa vita imperfetta abbiamo bisogno anche di una certa quantità di cose inutili. Se tutte le cose inutili sparissero, sarebbe la fine anche di questa nostra imperfetta esistenza.”
Ha ragione lui. Aveva ragione mia madre.

Scelte. Difficili.

Posto che Palahniuk, in un modo o nell'altro, ha segnato questa estate.

Posto che ho voglia di comprare una t-shirt che dica qualcosa di me.

( invece delle solite bianco-arancione marchio Fila e chissenefrega )

Posto che sul sito dell'ottimo Chuck sono in vendita delle magliette, al modico prezzo di 20 dollari.


Posto che quella di Fight Club c'è o azzurrina ( anzi, cornflower blue, che l'anglofono fa sempre più figo ) o color crema, e il color crema mi fa schifo, macheccivuoifà.


Posto che la più bella è nettamente quella di Invisible Monsters, che però ancora non l'ho letto, mannaggia.

Posto che ci sono anche quelle di Survivor e di Choke.


Posto che in ogni caso devo sceglierne una e una sola.
Quale prendo?

29 luglio 2010

Vergognosa marchetta/3

Anche stasera torna NuDISti.

Si parlerà, con il buon Scorti e l'ottimo Assimo, di chitarristi, cose inutili e ristoranti nippo.

Se volete, ore 21:00. Radionation1.

Capitano, mio capitano

Quando l'idolo dei tuoi primi fantacalcio - quando avevi 12 anni e il mondo era solo un grande super santos che girava nella grande roulette dell'universo - arriva nella squadra che bene o male tifi da 14 anni, non si può non essere felici.

Se poi l'idolo dei tuoi primi fantacalcio si chiama Cristiano Lucarelli ed è una gran brava persona, oltre che un decente attaccante, bisogna solo esultare.

Ricordare i 12 anni, ed emozionarsi anche un po'.

Vamos, capitano!

28 luglio 2010

Basta, per favore

Ecco, sinceramente io non penso che un grande quotidiano nazionale, forse il più letto in Italia, possa pubblicare un articolo del genere.

Non per il riferimento a Lippi e l'idea implicita che "dai, su, alla fine non sarebbe male se lo facessimo anche qui".
Non per quel "chi non ricorda il pianto a dirotto durante l'inno" che sa tanto di strafottente presa per il culo.
Non per la definizione del leader Kim Jong II come "uno che ha poco senso dell'umorismo" e nemmeno per quella battutina finale del "buon sangue non mente".

Non per una di quelle cose in particolare, ma per il tono generale dell'articolo.

Tanto valeva mettere la notizia nel boxino morboso, a questo punto. Stronzi.