Dopo aver militato per un anno e mezzo - con impegno e partecipazione minori di quanto sarebbe stato necessario - qui a Campobasso, è da qualche mese che mi trovo in una realtà con ogni probabilità oggettivamente migliore di quella in cui ho vissuto nella mia adolescenza e che voi con il vostro impegno vorreste cercate di migliorare, ma sicuramente non esente da problemi.
Pisa è diversa da Campobasso, come diverso è l'ambiente universitario da quello liceale, forse più chiuso ma – anche per questo – più raccolto e familiare.
E' interessante (e in una certa misura persino confortante) vedere che le rivendicazioni siano qui e lì – in buona parte – le stesse. Le proteste per i disservizi, l'indignazione per la mancanza di quei provvedimenti che persino il vecchio, caro, borghese buon senso raccomanderebbe (penso alla situazione dell'edilizia qui in Molise o ai disastrosi orari e calendari accademici pisani), la volontà di rendere più simile a noi il clima culturale che si respira, la ribellione contro un sistema che hanno fatto di tutto per rendere quanto più possibile avulso e ostile a noi, una generazione per cui non esiste nemmeno più una consonante.
E' contro questo sistema che vedo muovere la rabbia di tutti noi, di certo ben motivata ma spesso – purtroppo dobbiamo riconoscerlo - non altrettanto ben veicolata. Anche le campagne nazionali contro la crisi, a cui va sicuramente il merito di aver aiutato molti di noi a dare una forma attiva alle proprie richieste, hanno nello stesso tempo appiattito i nostri pensieri su posizioni che spesso non possiamo far altro che appoggiare fideisticamente, non essendo tutti nella possibilità di acquisire i mezzi e le conoscenze necessari per comprendere l'immensità dei fenomeni che stanno accadendo intorno a noi.
Sono certo – tuttavia – che, anche se le cause del disastro in cui viviamo sono per lo più ignote a molti di noi, è sicuramente chiaro a tutti uno dei suoi risultati: la diminuzione del peso dei movimenti, delle associazioni e persino di realtà più organizzate (i sindacati e – da qualche settimana - persino i partiti) all'interno di questa società. L'impossibilità di ottenere risultati concreti e la frustrazione che ne deriva sono oggi più che mai all'ordine del giorno per chiunque cerchi di impegnarsi per quelli che sente siano gli interessi della collettività.
Eppure, qui e ora, voi state ponendo le basi di un cambiamento. Proprio perchè gli spazi di manovra sulla realtà sono minori, la presenza di persone provenienti da realtà diverse e riunite qui a dire la propria è il primo passo necessario per una diversificazione delle istanze che è non solo auspicabile, ma imprescindibile e necessaria.
Pur nell'unità di intenti che deve contraddistinguere un'associazione, andare a stanare una per una le situazioni risolvibili per incidere nettamente sulla quotidianità è l'obiettivo che dobbiamo perseguire. E per farlo, è necessaria una presenza qualitativamente e quantitativamente più ampia rispetto a quella che abbiamo avuto finora, più attiva sul territorio, senza che nasca in noi la paura e il fastidio di occuparsi di cose oggettivamente piccole, di certo meno affascinanti dei grandi ideali che nutriamo nei nostri animi ardenti, ma più concrete.
L'esempio della mobilitazione dei ragazzi del Liceo Classico di Campobasso, in cui la presenza materiale di una classe è stata salvata anche grazie alle voci di quanti hanno avvertito l'ingiustizia di quello che stava accadendo, è un punto di partenza importante.
E poi, c'è un imperativo che dobbiamo avere: essere belli.
La bellezza è un valore che dà significato a quello che facciamo, abbattendo e trascinando, con la sua forza dirompente, l'inerzia. Proprio perchè gli obiettivi che ci prefiggiamo sono ora più difficili da ottenere, abbiamo l'imperativo persino morale di coinvolgere quanti più soggetti possibile, andando a suscitare e rinnovare la rabbia, le idee e la spontaneità di tutti.
In ambienti più vicini a quella che ora è la mia realtà, la chiamano estetica del conflitto. Io, che per la limitatezza del mio orizzonte culturale sono più moderato, voglio definirla estetica del dissenso.
Siate creativi, siate spontanei, siate accattivanti. Fate parlare di voi e raccogliete simpatia.
Sono stanco, personalmente, dei soliti discorsi sul nostro grigiore, sulle nostre manifestazioni sempre uguali, sulle nostre bandiere ormai logore. Abbiamo bisogno, per inseguire il nostro sogno, di rinnovare le nostre logiche e – perchè no? - i nostri riferimenti, non rinunciando mai all'espressione della nostra identità ma senza per questo sentire la necessità di arroccarci a difesa delle gabbie che ci siamo costruiti solo per avere la possibilità di decorarle con qualche foto del Che o la copertina del primo disco di Cisco.
Sorridete. Se vi chiedono di spiegare le vostre ragioni – amici, insegnanti o genitori - spiegatele, ricordando com'è fatta la comunicazione, usando la parola in maniera così efficace da modificare i pensieri. E poi ancora, di nuovo, fino a slogarvi le mascelle, sorridete. Divertitevi.
Dimostrate di essere consapevoli di quello che fate, e di saperlo fare in un modo interessante. I risultati, per quanto piccoli, arriveranno.
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11 dicembre 2011
8 ottobre 2010
8 ottobre
Non lo so.
Non l'ho mai saputo.
C'è stata questa cosa dell'8 ottobre, no? Io lotto l'otto ottobre.
Io l8 l'8 8bre, per la precisione.
(Chè sull'efficacia e sulla comprensibilità di certi slogan uddiessini bisognerebbe farci un post a parte, ma va beh.)
C'è stata questa manifestazione.
A cui ho aderito, eh.
Perchè ci credo.
Perchè credo che tagli così drastici non possano essere sostenibili.
Perchè penso che le nostre scuole siano troppo vecchie.
O forse per volontà di conformarmi a dei modelli.
Giusto un po', eh.
Hai voglia a dire "completa indipendenza di pensiero".
La verità è che abbiamo bisogno di modelli come del caffè.
Come delle caramelle dell'equo e solidale che se non ne mangi almeno tre al giorno ti senti male e vai a vomitare.
La verità è che ci regoliamo in base a loro in ogni occasione.
Leggiamo i libri che ci vengono prestati. Ascoltiamo i pezzi che piacciono alle persone che stimiamo. Ci vestiamo come si vestono loro.
Scriviamo come scrivono loro.
Perchè -sì, cazzo- il "perchè" a inizio frase l'ho preso dal Caccia. Che magari l'ha preso dall'autore di una filastrocca che gli piaceva tanto. Che l'aveva preso da - chenneso - una pagina di Svevo. Che l'aveva preso da Joyce che l'aveva preso da Milton che l'aveva preso da Virgilio che l'aveva preso da Omero che l'aveva preso da suo cugino.
Il "chè" accentato da Bordone.
Tutti 'sti andare a capo inutili da Palahniuk.
Chè poi uno magari a forza di assimilare tante cose da tante persone riesce pure a crearsi un proprio stile.
E io ci provo, eh.
Ma hai voglia a dire "completa indipendenza di pensiero".
Comunque non volevo parlare proprio di questo.
A me, in realtà, le manifestazioni non sono MAI piaciute più di tanto.
Sì, ci si andava.
Un po' perchè è bello sentirsi persi nella folla.
Un po' per provare a conoscere nuove persone.
Un po' per sondare il clima e cercare di capire perchè 'sto cazzo di corteo sia stato organizzato, stavolta.
Ma mai impazzito per i pogatori assassini, mai over the moon per i Bella Ciao, mai emozionato per i cento passi, mai preso da "Legalizacion"
E non fraintendetemi. Tanto rispetto per i partigiani, bravi gli Ska-p, e Peppino è uno dei miei eroi personali.
Eroe nel vero senso della parola.
Ma mai impazzito.
Poi che succede?
Succede che quei tizi fighi, oltre a essere tizi fighi che però più di tanto non ti riescono a dire, diventino tuoi amici.
La tua famiglia, forse.
Succede di capire che quella facciata di Ska-P è - appunto - solo una facciata.
E che dietro quei "che ne faremo delle camicie nere?" c'è un mondo più grande.
Più complesso.
Più tuo.
Succede di capire che quelle persone ci stanno provando davvero a costruire qualcosa di bello.
Di migliore.
O magari no.
Magari non di migliore, ma di più simile a loro.
Di più simile a noi.
Non l'ho mai saputo.
C'è stata questa cosa dell'8 ottobre, no? Io lotto l'otto ottobre.
Io l8 l'8 8bre, per la precisione.
(Chè sull'efficacia e sulla comprensibilità di certi slogan uddiessini bisognerebbe farci un post a parte, ma va beh.)
C'è stata questa manifestazione.
A cui ho aderito, eh.
Perchè ci credo.
Perchè credo che tagli così drastici non possano essere sostenibili.
Perchè penso che le nostre scuole siano troppo vecchie.
O forse per volontà di conformarmi a dei modelli.
Giusto un po', eh.
Hai voglia a dire "completa indipendenza di pensiero".
La verità è che abbiamo bisogno di modelli come del caffè.
Come delle caramelle dell'equo e solidale che se non ne mangi almeno tre al giorno ti senti male e vai a vomitare.
La verità è che ci regoliamo in base a loro in ogni occasione.
Leggiamo i libri che ci vengono prestati. Ascoltiamo i pezzi che piacciono alle persone che stimiamo. Ci vestiamo come si vestono loro.
Scriviamo come scrivono loro.
Perchè -sì, cazzo- il "perchè" a inizio frase l'ho preso dal Caccia. Che magari l'ha preso dall'autore di una filastrocca che gli piaceva tanto. Che l'aveva preso da - chenneso - una pagina di Svevo. Che l'aveva preso da Joyce che l'aveva preso da Milton che l'aveva preso da Virgilio che l'aveva preso da Omero che l'aveva preso da suo cugino.
Il "chè" accentato da Bordone.
Tutti 'sti andare a capo inutili da Palahniuk.
Chè poi uno magari a forza di assimilare tante cose da tante persone riesce pure a crearsi un proprio stile.
E io ci provo, eh.
Ma hai voglia a dire "completa indipendenza di pensiero".
Comunque non volevo parlare proprio di questo.
A me, in realtà, le manifestazioni non sono MAI piaciute più di tanto.
Sì, ci si andava.
Un po' perchè è bello sentirsi persi nella folla.
Un po' per provare a conoscere nuove persone.
Un po' per sondare il clima e cercare di capire perchè 'sto cazzo di corteo sia stato organizzato, stavolta.
Ma mai impazzito per i pogatori assassini, mai over the moon per i Bella Ciao, mai emozionato per i cento passi, mai preso da "Legalizacion"
E non fraintendetemi. Tanto rispetto per i partigiani, bravi gli Ska-p, e Peppino è uno dei miei eroi personali.
Eroe nel vero senso della parola.
Ma mai impazzito.
Poi che succede?
Succede che quei tizi fighi, oltre a essere tizi fighi che però più di tanto non ti riescono a dire, diventino tuoi amici.
La tua famiglia, forse.
Succede di capire che quella facciata di Ska-P è - appunto - solo una facciata.
E che dietro quei "che ne faremo delle camicie nere?" c'è un mondo più grande.
Più complesso.
Più tuo.
Succede di capire che quelle persone ci stanno provando davvero a costruire qualcosa di bello.
Di migliore.
O magari no.
Magari non di migliore, ma di più simile a loro.
Di più simile a noi.
26 agosto 2010
Ripiegare sui remainder
Capita che un'associazione ti rubi l'anima e il corpo per un mese.
Capita che alcune belle persone ti entrino dentro e scavino fino a trovare un minuscolo - ma importantissimo - spazio dentro di te, da sempre ostile ai cambiamenti, da sempre ostile alle emozioni.
Capita di stare sotto il sole per 12 ore, di tornare stanco a casa. Di non saper conciliare i tuoi interessi con quelli degli altri, e scegliere di lasciar perdere te stesso.
Capita di non riuscire più a leggere. Dopo 8 mesi e 67 libri.
E allora a quel punto che puoi fare, se non inserire su aNobii l'ennesimo ISBN di Palahniuk? Da divorare dopo i pasti. Nel poco tempo a dispozione.
Pigmeo.
Pigmeo si chiama quel libro.
Ecco, non leggete MAI Pigmeo prima di Fight Club, o di Survivor, o di Invisible Monster.
Non leggetelo mai.
Perchè rimarreste pietrificati e abbandonereste quel geniaccio prima di arrivare a pagina 18.
E non leggetelo appena tornati da scuola, o da lavoro. Altrimenti la vostra avventura finirà a pagina 34.
Parlo per esperienza personale.
Io penso che per leggere una cosa tipo "Inizia qui diciassettesimo resoconto di operativo me, agente numero 67, in arrivo a struttura distribuzione propaganda di religione di città ______ . Sabbath ______ . Denominazione: _______. A scopo cronaca: diavolo Tony ripete di assente, iniziale pubblica apparizione di questo agente dal debaclè di falso Nazione Unita" ci voglia tanto coraggio, tanto tempo, -10° gradi al sole, tanta pazienza.
E io sono un povero pavido superstraimpegnato senza pazienza che muore di caldo.
Purtroppo.
Allora capita di prendere quei libri comprati tanto tempo fa, remainder. Su IBS. Per raggiungere la quota di sconto.
Quei saggetti da 2 soldi, che non valgono di più, ma sempre meglio leggerli.
E capita di trovarti davanti ad Amos Oz, chè fino a ieri non sapevi nemmeno chi fosse.
Il libretto si chiama "Contro il fanatismo".
E' un elogio del compromesso, parola tanto abusata tanto odiata, per quanto mi riguarda.
In ogni caso, è un punto di vista interessante sulla guerra tra Israele e Palestina.
Ed è l'unico libro del mondo in cui potete trovare un "in fondo Bin Laden ci ama".
Leggetelo.
Anche perchè, in fondo in fondo, sono cinque euro...
Capita che alcune belle persone ti entrino dentro e scavino fino a trovare un minuscolo - ma importantissimo - spazio dentro di te, da sempre ostile ai cambiamenti, da sempre ostile alle emozioni.
Capita di stare sotto il sole per 12 ore, di tornare stanco a casa. Di non saper conciliare i tuoi interessi con quelli degli altri, e scegliere di lasciar perdere te stesso.
Capita di non riuscire più a leggere. Dopo 8 mesi e 67 libri.
E allora a quel punto che puoi fare, se non inserire su aNobii l'ennesimo ISBN di Palahniuk? Da divorare dopo i pasti. Nel poco tempo a dispozione.
Pigmeo.
Pigmeo si chiama quel libro.
Ecco, non leggete MAI Pigmeo prima di Fight Club, o di Survivor, o di Invisible Monster.
Non leggetelo mai.
Perchè rimarreste pietrificati e abbandonereste quel geniaccio prima di arrivare a pagina 18.
E non leggetelo appena tornati da scuola, o da lavoro. Altrimenti la vostra avventura finirà a pagina 34.
Parlo per esperienza personale.
Io penso che per leggere una cosa tipo "Inizia qui diciassettesimo resoconto di operativo me, agente numero 67, in arrivo a struttura distribuzione propaganda di religione di città ______ . Sabbath ______ . Denominazione: _______. A scopo cronaca: diavolo Tony ripete di assente, iniziale pubblica apparizione di questo agente dal debaclè di falso Nazione Unita" ci voglia tanto coraggio, tanto tempo, -10° gradi al sole, tanta pazienza.
E io sono un povero pavido superstraimpegnato senza pazienza che muore di caldo.
Purtroppo.
Allora capita di prendere quei libri comprati tanto tempo fa, remainder. Su IBS. Per raggiungere la quota di sconto.
Quei saggetti da 2 soldi, che non valgono di più, ma sempre meglio leggerli.
E capita di trovarti davanti ad Amos Oz, chè fino a ieri non sapevi nemmeno chi fosse.
Il libretto si chiama "Contro il fanatismo".
E' un elogio del compromesso, parola tanto abusata tanto odiata, per quanto mi riguarda.
In ogni caso, è un punto di vista interessante sulla guerra tra Israele e Palestina.
Ed è l'unico libro del mondo in cui potete trovare un "in fondo Bin Laden ci ama".
Leggetelo.
Anche perchè, in fondo in fondo, sono cinque euro...
24 agosto 2010
Da quando c'è il mercatino
- So cos'è la ALI
- Non leggo più un libro
- Non traduco più
- Non gioco più con l'X-Box
- Sono a casa solo per dormire
- Mangio panini assurdi "caciotta, tonno, melanzane"
- Non vedo più film
- Non so una mazza di fantacalcio
- Non esco più con gli amici
- La mia bacheca facebook è invasa da messaggi
- Mi sveglio alle 6.50
- Muoio di caldo
- L'unico svago sono gli autogavettoni pomeridiani
- Non scrivo più sul blog
- Non vivo più
- Mi sento bene
- Non leggo più un libro
- Non traduco più
- Non gioco più con l'X-Box
- Sono a casa solo per dormire
- Mangio panini assurdi "caciotta, tonno, melanzane"
- Non vedo più film
- Non so una mazza di fantacalcio
- Non esco più con gli amici
- La mia bacheca facebook è invasa da messaggi
- Mi sveglio alle 6.50
- Muoio di caldo
- L'unico svago sono gli autogavettoni pomeridiani
- Non scrivo più sul blog
- Non vivo più
- Mi sento bene
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